20 giugno 2013

(38) MOVIMENTO CINQUE STELLE. TRA DEMOCRAZIA REALE E UN PIZZICO DI POLPOTTISMO

Giugno (38)
 Introduzione alla lettura
 16/06/13
 
 
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     Personalmente ho votato per il movimento 5 stelle e dopo lo straordinario risultato delle elezioni politiche mi sono trovato d’accordo su tutte le decisioni prese, prima tra tutte quella di non partecipare ad alcuna forma di governo con uno dei partiti (il piddì) che di questo sfascio politico ed economico è quantomeno corresponsabile. Ritengo che da questa crisi non se ne esce, o meglio se ne esce solo creando un mondo diverso, più sostenibile, solidale, eliminando queste enormi, violente disparità, di classe e generazionali, che sono alla base di questo disastro economico. In questa luce è ovviamente comprensibile come non sia possibile qualsiasi forma di governo con partiti che queste difficoltà hanno appunto contribuito a formare.
 
     Credo che il M5S stia attraversando una crisi di crescita dovuta soprattutto all’impreparazione della sua giovanissima, inesperta, classe politica. Tutto bene dunque? Non proprio. Il M5S è l’esempio più eclatante di quell’eccezionale tentativo di creare quella democrazia di base, dove uno vale veramente uno, che però proprio per il suo successo ha bisogno di un profondo rispetto di tutti coloro che all’interno del movimento portino avanti delle critiche  non strumentali.
 
     Mi spiego. Se qualche neo parlamentare, attratto dal lauto stipendio, decide di trovare pretesti per rompere con il movimento, per tenersi tutta la diaria, è un conto. Ovviamente la sua espulsione è sacrosanta, ma non può essere cacciato qualcuno perché critica qualcun altro, foss’anche il facente funzione di leader maximo, ritenendolo responsabile di una debacle elettorale. Si può discutere se la responsabilità di quanto accaduto con le amministrative sia colpa di Beppe Grillo, ma certo scendere in alcune città della Sicilia da oltre il 20% al 3%, qualche elemento di autocritica dovrebbe attivarlo. Il voler cacciare ogni persona che porti avanti critiche alla strategia del movimento è, questo si, un comportamento pericoloso.
 
     La democrazia di base per essere e rimanere tale, pur nel riconoscere il diverso spessore delle persone che partecipano al movimento (ed in questo Beppe è unico, e il M5S non dovrà smettere mai di essergli grato), non può prescindere da quella che dovrebbe essere la sua unica legge sacra, inviolabile. Quell’uno vale uno che non può avere deroghe, neanche se riguardano il suo fondatore/ideatore, pena il trasformare uno stupendo tentativo di democrazia di base  in un accrocco che prima o poi partorirà mostri, come è sempre successo a quei movimenti politici totalitari dove il fondatore ha sempre ragione ed ogni opposizione spazzata via. 
 
    Un esempio della pericolosità di cosa significa l’intolleranza verso ogni forma di dissenso è data dalla particolare forma di violenza verbale presente in parte della rete e in alcuni deputati. Definire, come fa Manlio Di Stefano, tossici i comportamenti di chi dissente, auspicandosi che se ne vadano o vengano cacciati dal movimento, mi fa rabbrividire. Neanche Giovannardi, il paladino delle divise “prepotenti” sarebbe arrivato a tanto. Questi sono comportamenti loro si tossici, che la democrazia, soprattutto quella di base, non si può permettere.
 
     E visto che siamo in argomento mi preme da simpatizzante del M5S analizzare certe regole del movimento che personalmente mi suscitano forti perplessità e che a lungo andare possono far esplodere quegli elementi di polpottismo che personalmente intravedo e che sarebbero un dramma per il movimento e per l’Italia. Premetto che essendo tendenzialmente un anarchico che sa governarsi da solo ogni forma di potere, di carica elettiva, mi fa abbastanza schifo, quindi quello che dirò non è certo per la soddisfazione  di “bisogni personali” di poltrona, che non ho mai avuto e mai avrò.
 
     L’eccezionale ricerca di democrazia portata avanti dal M5S deve far comprendere a tutti, e a Beppe, per primo, che tra la democrazia di base,  e l’assemblearismo che tanti danni ha prodotto, ci sono delle assonanze che bisogna comprendere bene per combatterle. E nel movimento 5 stelle ci sono delle proposte che apparentemente sono state pensate per evitare che i cittadini facciano della politica una professione di cui profittare, ma che se portate al parossismo possono produrre risultati devastanti. Le leggi, soprattutto la legge delle leggi, quella che costituisce, fonda uno stato o un movimento, a quello stato o movimento dà l’impronta, sempre e comunque. Ovviamente una  legge delle leggi sbagliata produrrà effetti altrettanto sbagliati.
 
    Entriamo nel merito. È giusto che un cittadino eletto a fare, che so, il sindaco, porti a termine il suo mandato, senza pensare di rilanciarsi a fare altro, nei 5 anni in cui è stato eletto. È altrettanto giusto che in quella carica ci stia per un massimo di due mandati per evitare l’insorgere di situazioni di potere pericolose per il buongoverno della città. Ma pensare di mandare a casa dopo due lustri un genio della politica, dopo che ha gestito in maniera eccezionale le giovani marmotte, il condominio e il consiglio circoscrizionale, poco più che ventenne, lo trovo assurdo. Mettiamolo a fare altro ma se ha l’estrema capacità di risolvere i problemi del paese e della gente non può essere messo da parte per esaltare un pericolosissimo egalitarismo di facciata (vedremo meglio poi perché pericoloso).
 
     È sempre nel solco di non formare professionisti della politica che si è deciso che i portavoce parlamentari del movimento siano in carica per soli tre mesi. Però questa ricerca parossistica di “cittadini” parlamentari che siano in carica per soli tre mesi porta che nessuno svetti e prenda il sopravvento sugli altri, ma ha delle controindicazioni grosse come una casa, devastanti. Innanzitutto può permettere che in quella carica vadano anche imbecilli e la democrazia non può mai permettersi imbecilli sul ponte di comando. Ovviamente se tutti i cittadini parlamentari sono uguali ed intercambiabili, nei fatti non insostituibili, e noi sappiamo che non è così, chi con non chalance, magari perché è il “socio fondatore”, tiene le chiavi, le redini del movimento, magari solo perché moltissimi militanti gli sono grati per quello che ha fatto loro, ha il potere sullo stesso. Domanda cosa succede se il signore in questione impazzisce e comincia a sbagliare, visto che ci sono parlamentari, così grati di esserlo per sua volontà,  che sono pronti a cacciare tutti i tossici che lo criticano? Dove va a finire la storia che uno vale uno, e dove va a finire la democrazia. Ma con Beppe non succederà mai! Lo spero ma tutti dovremmo sapere che una regola sbagliata prima o poi produrrà risultati sbagliati e una regola che permette a qualcuno di avere nei fatti, se non nella forma, più potere, prima o poi potrà essere usata in maniera sbagliata?
 
     Questo non significa certo che non debbano esserci delle regole  considerando soprattutto la voluta brama profittatrice dei mascalzoni che ci hanno mal governato, ma allora c’è bisogno di leggi che controllino che tutti, anche i più intelligenti e bravi non si approfittino del loro ruolo per fini personali, ma non c’è certo bisogno di  un mostruoso mondo livellato in cui tutti abbiano la stessa altezza, con l’ovvietà estrema di questa teoria polpottiana di aggiungere qualcosa ai troppo bassi e tagliare  ai troppo alti. Chi si ricorda che fine facevano coloro che portavano gli occhiali in Cambogia? Come detto ogni legge fondante di uno stato, di un movimento poi li modella per quello che si è seminato e questo estremo appiattimento comunitario alla lunga non può che generare mostri, proprio l’esatto contrario di quella democrazia che si voleva, con quelle regole, coltivare.
 
      Quello che è il mio più grande rammarico e che siamo, con questa crisi economica, ad un nulla dal spazzare via per sempre questa classe politica capace solo di inciuci sottobanco e di soddisfare i loro interessi personali creando con ciò solo problemi al paese, e che cosa facciamo? Lanciamo al paese il messaggio che chi non è duro e puro, chi critica è un tossico da allontanare senza comprendere che tra quei 9 milioni che ci hanno votato sono la maggioranza quelli sono esterrefatti per questi comportamenti. Mi sia consentita una forzatura, una cattiveria cercata che fa capire il mio disagio, quasi una battuta. Dire che ci dovrebbero ringraziare perché senza di noi ci sarebbe stata Alba Dorata va bene ma cerchiamo di non importarla noi…..
 
     Chiudo con una riflessione nel 2008 in uno dei miei primi articoli sull’argomento, in merito alla manifestazione del 25 aprile di Beppe a Torino chiudevo con: “Ma non sentite il vento (arrivare ovviamente!) e centocinquanta persone a sostegno di Beppe e per l’espulsione della senatrice Gambaro, praticamente un mega flop, non vi fanno sentire oggi il vento? Autocritica e togliamoci quell’idea balzana del chi non è con noi è contro di noi, che può portarci solo ad un suicidio politico  doppiamente criminale a pochi mesi dallo spazzare, democraticamente, s’intende, il fecciume che ci ha rovinato la vita non solo per perseguire i sui loschi interessi ma anche per la sua incapacità di governare gli eventi. Io i ladri ed gli incapaci li voglio mandare a casa o nelle patrie galere ma l’obiettivo si può raggiungere solo usando l’intelligenza.
 
                                                             Paolosenzabandiere
 
 
 

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